CEA San Martino
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Picchio VerdeUn territorio ricco di varietà geologiche ed ambientali

Tre sono gli elementi che caratterizzano questo territorio dal punto di vista ambientale: il fiume Metauro che attraversa placidamente la pianura ed il suo affluente Candigliano (il Metauro nasce dall'Alpe della Luna, massiccio montuoso al confine con la Toscana, dove inizia l'alta valle). Il complesso di monte Montiego (975 m), avamposto del più famoso monte Nerone: si tratta di un magnifico balcone sulla provincia di Pesaro e Urbino che forma, con la Balza della Penna (sito alpinistico provinciale), la gola di Gorgo a Cerbara. Infine il monte Pietralata (888 m) che costituisce la porzione settentrionale della gola del Furlo, una delle più interessanti in ambito nazionale per le attrattive di carattere geologico, vegetazionale e faunistico.

La vegetazione prevalente comprende prati sommitali, colline con rimboschimenti a conifere e boschi dominati da roverella e carpino nero, oltre alla presenza della quercia disposta in file ordinate o in esemplari solitari, ricettacolo del prelibato tartufo. Lungo il corso del fiume sono comuni le piante palustri insieme a pioppi e canneti, mentre il territorio di pianura e le prime balze sono dominati dagli arbusti come la ginestra e lo scotano e dai cespugli del ginepro.

Le varietà faunistiche più frequenti sono rappresentate dalla poiana e dalla ghiandaia in volo, dai versi del picchio verde e del cuculo, dai prati "arati" dal cinghiale, dalle feci di volpe e tasso, dai musi furtivi dei tanti caprioli, dalle pigne rosicchiate dallo scoiattolo, dagli aculei lasciati dall'istrice.
Anche il lupo fa sentire la sua presenza, insieme al volo possente dell'aquila reale (alti crinali e Gola del Furlo).
Questo è un territorio fra i più suggestivi d'Italia per la presenza di fauna selvaggia.

Se vuoi approfondire... fauna e flora

 

La Fauna

Varia e interessante è la presenza di animali. Le sponde dei corsi d'acqua sono perlustrate dal martin pescatore, velocissimo e dal riflessi bluastri di particolare bellezza che nidifica su alte rive, e dall'airone cenerino ormai divenuto un frequentatore abituale durante tutto l'anno. Pettirossi, merli, sterpazzole, verzellini, cardellini, zigoli, si spingono nei campi per alimentarsi, insieme alla più schiva upupa.
Ormai comuni ovunque sono la gazza, la taccola che nidifica nelle vecchie abitazioni e nelle pareti della gola del Furlo, la cornacchia grigia e lo storno, mentre salendo verso quote più elevate, i boschi, sono abitati da piccoli uccelli come i silvidi (luì piccolo, regolo, fiorrancino), il codibugnolo, le cince (cincia mora, cinciarella, cinciallegra), la ghiandaia, molto comune, ed il fringuello. Interessante è la chiassosa presenza estiva del torcicollo, piccolo picchio che vive in pascoli cespugliati, faggete, boschi cedui, ma anche coltivi con siepi, filari, boschetti; ad esso si associa il picchio verde, comune tutto l'anno, dalla caratteristica risata ed il volo lento e ondulato.
Dove l'ambiente diviene aspro e selvaggio, dove prati, boschi e forre sono appena disturbati dalla presenza dell'uomo, le segnalazioni ornitologiche divengono più interessanti. Maestosa e regale, l'aquila reale è l'uccello di maggiori dimensioni delle Marche, sorvolando silenziosamente i monti alla ricerca di cibo che scova prevalentemente sui prati sommitali e nidificando sia nella gola del Furlo che nelle vicinanze del monte Montiego. I prati sommitali del Pietralata e di Montiego sono frequentati da altri rapaci diurni (falco pecchiaiolo, albanelle, poiana, sparviere, gheppio, pellegrino), sia nel periodo riproduttivo che durante le migrazioni, quando questi territori rappresentano preziose aree di caccia.
Le notti d'estate sono riempite dagli inquietanti richiami dei rapaci notturni; barbagianni, allocco, civetta e gufo comune volano silenziosi a caccia di topi, nidificando in ruderi e vecchi tronchi cavi.
I prati sono frequentati da numerosi passeriformi (allodola, calandro, prispolone, pispola, spioncello, fanello), legati agli spazi aperti dove cercano cibo e luoghi per nidificare. Le gole del Furlo e di Gorgo a Cerbara ospitano interessantissime specie: ai nidi dell'aquila reale, si aggiungono quelli di gheppio e pellegrino; buchi e sporgenze delle pareti sono occupati dal rondone maggiore, sempre in volo ad alte quote per la ricerca di cibo, dalla rondine montana che nidifica sia in pareti naturali che sotto i viadotti stradali, dal passero solitario estremamente elusivo e poco visibile.
Tra i mammiferi, potremo avere occasione di osservare il moscardino ed il ghiro, legati ai boschi, così come lo scoiattolo che frequenta sia i rimboschimenti a conifere che le aree a latifoglie; la velocità di fuga, lo rende meno comune di quanto lo sia realmente, ma non gli evita di rischiare la vita ogni volta che attraversa le strade quando cerca il cibo anche nei giardini privati. In espansione è l'istrice, grosso roditore proveniente dall'Italia meridionale e sconosciuto fino a qualche decina di anni fa.
I prati di Montiego e del Pietralata ospitano sia la lepre, i cui escrementi sono facilmente visibili, che gli ungulati come cinghiale, daino e capriolo. Queste specie, attive prevalentemente nelle ore crepuscolari e notturne, trovano nelle radure il cibo, e nel bosco ottime possibilità per rifugiarsi. Molto interessanti sono i carnivori, le cui abitudini notturne permettono di rilevarne la presenza soprattutto dai segni: escrementi, impronte e resti dei pasti. Volpe, faina, tasso e donnola, lasciano i dovuti onori al lupo, magnifico carnivoro simbolo della natura selvaggia, che sta ricolonizzando queste montagne, sfruttando l'aumento delle prede (cinghiali, caprioli, daini, lepri e a volte qualche pecora). Gli ampi spazi lasciati incolti e la disponibilità di cibo possono ancora incrementare questo animale, camminatore instancabile la cui ferrea gerarchia permette, in condizioni di equilibrio ecologico, la riproduzione di una sola femmina per gruppo. Un pericolo per la specie, oltre al permanere di paure antiche da parte dell'uomo, è la competizione con i cani rinselvatichiti, molto più numerosi e meno impauriti dall'uomo, in grado di ibridarsi con il lupo alterandone la purezza genetica.

La Flora
Il paesaggio collinare ed alto collinare di questa parte di vallata é impreziosito da una vegetazione che, nonostante un forte utilizzo da parte delle popolazioni locali, conserva un suo fascino ed una sua importanza naturalistica.
Le vallate del Metauro e del Candigliano presentano una tipica vegetazione igrofila, dominata da specie ripariali come salici ( Salix sp. pl .) e pioppi (Populus sp. pl .), a cui si associa raramente l'ontano nero (Alnus glutinosa). Le formazioni forestali originarie sopravvivono solamente in strette fasce a ridosso del fiume, poiché l'alveo è stato in gran parte utilizzato a scopo agricolo o per le abitazioni. Così nelle fasce più esterne, maestosi esemplari di roverella (Quercus pubescens) sono testimoni dei vecchi boschi, insieme con l'olmo campestre (Ulmus minor ), il biancospino (Crataegus monogyna), la fusaggine (Evonymus europaeus) e il ligustro (Ligustrum vulgare).
Ben più importante è la vegetazione delle zone montane e delle gole, dove il minor sfruttamento da parte dell'uomo e l'abbandono dei terreni coltivati hanno permesso la conservazione di pregevoli caratteristiche di naturalità. Monte Montiego-gola di Gorgo a Cerbara e monte Pietralata-gola del Furlo sono dominati dalle ampie foreste demaniali regionali dette di "Monte Montiego" e dei "Monti del Furlo", con conifere piantate dal Corpo Forestale dello Stato su terreni poveri a destinazione agro-silvo-pastorale. Le massicce opere di rimboschimento hanno permesso una veloce copertura vegetazionale dei versanti in erosione, artificializzando un po' troppo l'ambiente originario per l'utilizzo di specie esotiche a disposizione regolare.
Tuttavia, tali formazioni forestali hanno contribuito e contribuiscono tuttora, alla diversificazione ambientale ed alla creazione di nicchie ecologiche per gli animali. I rimboschimenti, che risalgono al periodo 1930-1950, sono prevalentemente a pino nero ( Pinus nigra ), accompagnato da pino d'Aleppo (P. halepensis ), pino silvestre (P. silvestris), abete greco (Abies cephalonica) , abete rosso (Picea abies), cipressi (Cupressus sempervirens e C. arizonica) , cedri (Cedrus sp. pl.) , oltre a latifoglie tra cui carpino nero (Qstrya carpinifolia), ontano napoletano (Alnus cordata), orniello (Fraxinus ornus) e aceri (Acer sp. pl.) . Alcuni paesaggi tipici, soprattutto autunnali, sono determinati proprio dalla pregevole compenetrazione di pini e cipressi sempreverdi, con arbusti autoctoni dal fogliame rosso sangue come lo scotano e la sanguinella.
Le attuali porzioni naturali di bosco mesofilo e meso-xerofilo rappresentano ciò che resta dell'imponente vegetazione boschiva naturale che ricopriva in epoca storica tutto il territorio appenninico. La roverella è la specie più frequente e, in funzione dell'esposizione, si associa a orniello, carpino nero, aceri (principalmente Acer campestre, A. obtusatum, A. pseudoplatanus), sorbo domestico e montano (Sorbus domestica e S. aria) , e nei luoghi più freschi a cerro (Quercus cerris) o carpino bianco (Carpinus betulus). Il sottobosco è dominato da specie arbustive come biancospino (Crataegus monogyna), nocciolo (Corylus avellana) , prugnolo (Prunus spinosa) , corniolo (Cornus mas) , sanguinelia (Comus sanguinea) , scotano (Cotinus coggygria) e sambuco (Sambucus nigra) dai frutti molto appetiti dagli animali. Nello strato erbaceo più diffuse sono la felce aquilina (Pteridium aquilinum), l'elleboro (Helleborus foetidus), l'erba trinità (Hepatica nobilis), la primula (Primula vulgaris), i ciclamini (Cyclamen hederifolium e C. repandum) ed altre tipiche specie del sottobosco come il pungitopo (Ruscus aculeatus) e la laureola (Daphne laureola) .
I versanti più caldi sono occupati da lembi di macchia, dove le specie prevalenti risentono della natura calcarea dei suoli e delle condizioni ambientali caldo-asciutte.Qui, al tradizionale bosco subentra una vegetazione arbustiva con fogliame coriaceo ed in parte aromatico, dominata dal leccio (Quercus ilex), associato con ginestre, orniello, albero di Giuda (Cercis siliquastrum), ginepro rosso (Juniperus oxycedrus), acero minore (A. monspessulanum), terebinto (Pistacia terebinthus), fillirea (Phyllirea latifolia) e laurotino (Viburnum tinus).
Tutte le cime dei rilievi sono occupate dai prati sommitali dovuti al disboscamento per scopi agricoli o per il pascolo, attualmente dominati dal cosiddetto brometo, associazione vegetazionale con specie erbacee prevalentemente perenni come Bromus erectus e Festuca ovina; l'accompagna una vegetazione arbustiva a ginepri (Juniperus oxycedrus e J. communis), rose (Rosa sp. pl.) , ginestra (Spartium junceum) , vescicaria (Colutea arborescens) , caprifoglio etrusco (Lonicera etrusca) .
Un'area di particolare valore naturalistico nel complesso di monte Montiego, è il residuo (7-8 ha) di una faggeta nella Valle della Capanna, ad una quota decisamente bassa (700 m) per le esigenze ecologiche della specie. Gli ambienti più importanti dal punto di vista vegetazionale sono però le pareti delle due gole parzialmente comprese nella nostra area, la gola di Gorgo a Cerbara e quella del Furlo, entrambe incluse nel "Censimento dei Biotopi di rilevante interesse vegetazionale meritevoli di conservazione in Italia" stilato dalla Società Botanica Italiana, che ospitano circa un migliaio di specie, tra cui Moehringia papulosa , pianta erbacea perenne, endemica di 3 gole marchigiane e presente sulle pareti della gola del Furlo. Tra le piante più interessanti, rare in ambito regionale o endemismi appenninici, si rinviene in entrambe le gole, Leopoldia tenuiflora erbacea presente solo su alcuni prati-pascoli sassosi marchigiani, molte orchidee tra cui Dactyloriza romana , Epipactis palustris , Ophrys crabronifera e le più comuni Anacamptis pyramidalis , Orchis morio , O. purpurea , Cephalantera longifolia , Ophrys apifera , O. bertolonii , il bagolaro (Celtis australis) , albero caratteristico dei suoli sassosi, molto raro nelle Marche, Asplenium lepidum , Anthericum liliago , Cardamine chelidonia , Aster amellus , Centranthus calcitrapa , Trisetum bertolonii . Nella gola di Gorgo a Cerbara si segnala anche la presenza della rara leguminosa Melilotus neapolitana .