Il jeans in Urbania, don Corrado Catani, la Valle del jeans
All’inizio degli anni ’60 del secolo scorso, diversi anni prima di altri comuni del territorio, grazie all’opera di un prete locale, don Corrado Catani, Urbania visse una forte trasformazione economica e sociale. Da una società segnata dall’economia agricola e dalla emigrazione verso Roma, le città del Nord, la Svizzera e la Germania, si passa ad una rapida industrializzazione sotto il segno del tessile-abbigliamento, in condizioni infrastrutturali molto difficili. E’ stato questo il settore che è riuscito ad imprimere un nuovo corso all’economia locale, secondo quel modello di sviluppo a “monocoltura industriale” abbastanza tipico dell’entroterra marchigiano.
Con il jeans, prima in Urbania poi nei paesi vicini (da qui il nome di “Valle del jeans”) si è arrivati attorno al 1970-‘80, secondo le stime degli esperti, ad oltre il 65/70% dell’intero prodotto della economia della zona, fra diretto e indotto. In tutto il territorio si confezionavano in taluni periodi oltre 80.000 capi di abbigliamento al giorno; le ditte attive sono state circa 40; gli addetti (specialmente mano d’opera femminile) in numero di oltre 1.000.
C’è stato il tempo del rapporto a façon (un sistema debole, ricattabile dall’esterno mancando marchi propri), con committenze da parte dei più affermati nomi della moda (Trussardi, Carrera, Charro, Benetton, Levis, Pop 84 e altri) e l’esportazione verso i maggiori paesi del Nord Europa. Sono arrivate poi le crisi di metà degli anni ’80 e di nuovo da metà degli anni ‘90, quindi le importanti trasformazioni nel recente periodo della globalizzazione: marchi propri, produzioni spostate all’estero (Marocco, Romania, Albania, ecc.), una marcata qualificazione. Attualmente le maggiori aziende, per superare la forte concorrenza di nuovi Paesi produttori, orientano il loro prodotto verso la qualità, con innovazioni e aggiornamento tecnologico, ricerca di styling con valorizzazione delle proprie creazioni, diretta commercializzazione con propri marchi.
A conferma di ciò Franco Stocchi della Blue Line (già detentore del marchio Jekerson e gestore del marchio Parasuco) è stato premiato nel 2007 dalla Camera di Commercio di Pesaro e nel 2008 ha ricevuto il riconoscimento "Apifarfalle" dalla Provincia. Un premio che idealmente -oltre a Don Corrado- ricorda il grande lavoro dei Fuligni e di Iacobucci con l’azienda Incom, di Aluigi con la Garcia, di Moretti con l’Ideal Blue, di Dini e Braccioni con la Quadrifoglio, di Rossi con la Joal Jeans, di Alessandroni con la My Sister, dei Leoni, di Ciacci, dei Marzioni e dei tanti protagonisti del miracolo della “Valle del jeans”.
Negli anni si è adattato alle nuove sfide, interpretando al meglio le mutevoli tendenze della moda.
Grazie anche alla ricchezza indotta dall'industria del jeans, la città registra un parco notevole di strutture sportive ed è particolarmente sviluppato l’associazionismo sportivo, culturale, sociale e ricreativo.
Negozi di vendita diretta jeans
BLUE FASHION S.r.l. - Distribuzione abbigliamento, Località San Giorgio Urbania,
Tel 0722312964 info@bluefashion.it - www.bluefashion.it
INCOM (abbigliamento a prezzi stock), via S. Maria del Piano, 39/A Urbania, Tel. 0722317207
ITALIAN FASHION s.p.a. -Vendita produzione abbigliamento, via S. Maria del Piano, 40 Urbania, Tel. 0722318922 www.italianfashionspa.it - *Al 31 ottobre 2009 l'azienda ha sospeso la produzione in attesa della nuova proprietà
Don Corrado Catani (da una scheda di Augusto Calzini)
Don Corrado Catani, pioniere della Valle del jeans, appartiene sicuramente a quel mondo di anime inquiete, bisognose di operare, ricche di spiritualità, che devono sentire e dare calore umano. Amava la sua terra e ne viveva i bisogni dal di dentro, in prima persona, con generosità, con animo semplice e fantasioso, con fare simpatico e burbero, con genialità e riflessione, ma anche in modo critico ed aspro. Una persona semplice nello spirito, ma complessa e variegata nell’attività della ragione, molto vicina all’uomo che considerava sempre nel suo insieme. Correva dietro le cose con intelligenza e dava vita a trasformazioni significative per il territorio in cui viveva, decisive, se si vuole per il futuro di gran parte della popolazione.
L’ O.D.A, (Opera Diocesana di Assistenza) è stata la sua prima organizzazione, la cui denominazione implica scopi nobili, ma anche i limiti. Ognuno comprende che non si tratta di limiti di intelligenza (la persona era intelligentissima), ma di regole di comportamento che non sempre potevano collimare con quelle ben più spregiudicate secondo le logiche di mercato.
“Chi mi ama mi segua: blu jeans-blu Jesus” recitava lo spot con don Corrado protagonista assieme alla sua modella preferita. Riviste prestigiose, quotidiani nazionali e giornali esteri facevano a gara a contendersi il fenomeno…
Il prete-imprenditore nella valle dove il cielo è più blu, più blu-jeans.
Colloquiava con tutti in modo sincero, dirigeva il COPA (Consorzio di Produttori Abbigliamento) -istituito per volontà del Comune- con una logica benevola verso la comunità lavorativa; con i sindacati intavolava discussioni coerenti con il suo spirito in una visione diversa e tormentata, tipica delle persone che progettano anche il sociale cercando di rimuovere benevolmente quelli che considerano ostacoli alla realizzazione della costruzione progettata.
Ma questo suo fare problematico che lo spingeva anche a rappresentare l’API (Associazione Piccola e Media Industria) in sede contrattuale nazionale, era convinto e coerente.
La persona ha inciso moltissimo sul territorio e presso la gente non solo per il suo senso di giustizia, ma anche per la sua intelligenza e levatura morale.
Il ricordo di Don Corrado, nella giornata a lui dedicata dal Comune a dicembre 2006, oltre alla Via che porta il suo nome, così può essere sintetizzato: “Grande lavoratore, accanito lettore, uomo inflessibile ma anche generoso con le sue “bimbe” (le operaie della fabbrica), ironico e famoso per le sue barzellette e per le sue frasi storiche che ne rivelano il grande acume. Le questioni da lui autorevolmente affrontate sono state il terreno di crescita di numerosi imprenditori che lo hanno avuto come ispiratore e maestro.
Pubblicazioni utili per ricerche e notizie:
“La valle dei jeans” Augusto Calzini - Grafica Vadese Sant’Angelo in Vado, maggio 1995
“Il tessile tra il Burano e il Metauro”Augusto Calzini - Grafica Vadese S.Angelo in Vado mag.1995
“Jeans, l’avventura del denim” fra cui l’articolo di Manuela Cassarà “Dal basic verso il futuro” - A.Calzini e Autori vari Inserto redazionale a “Il Lavoro Editoriale Ancona, 1991 - pubblico e privato nell’economia regionale”, quaderno n.8
“Verso la qualità, indagine” Quaderni del Consorzio Tessile Abbigliamento: di Patrizia Allegrezza, Silvia Giampaoli, Graziella Marinelli;
“La produzione dell’abbigliamento nelle Marche” di Augusto Calzini e Patrizia Allegrezza, Rotograf Fermignano, 1991
“I fattori di cambiamento nel tessile-abbigliamento” Augusto Calzini Ediz.Quattroventi Urbino, 1992
API30 1977-2007 una storia lunga 30 anni Antonella Mancino, Caterina Mosca, Marta Alessandri
Associazione Piccole e Medie Industrie Pesaro, maggio 2008
LA VALLE DEL JEANS – LO SVILUPPO
Il tempo dentro le cose che include un patrimonio di conoscenze tecniche ed umane, tecnologiche e culturali, così come sono maturate nella Valle del jeans, ha dato i suoi frutti.
Sono trascorsi diversi anni da quando Emanuela Cassarà in un servizio apparso su “Sportswear International” si chiedeva: “Hanno salvato la Valle dei re d’Egitto, riusciremo a salvare la Valle del jeans nelle Marche?”
Gli interlocutori del tempo, gli Iacobucci, gli Stocchi, i Moretti, i Dini e tanti altri si apprestavano allora ad un salto di qualità di cui oggi hanno fornito abbondante testimonianza.
Il terreno su cui confrontarsi erano il forte cambiamento in atto nella produzione e nel modo di essere imprenditore, la modernità dei rapporti, l’accrescersi delle competenze, la necessità di aumentare il valore aggiunto, l’insidia del costo del lavoro in aumento, la concorrenza dei Paesi terzi, la flessibilità, la qualificazione e la qualità.
Cose di non poco conto se si pensa che la zona di Urbania era allora dominata da una committenza, spesso mono-committenza, che anche nel periodo di grande produzione comportava limitazioni ed insidie.
La strada della modernità è stata bene avviata e se è vero che si è persa manodopera è pur vero che nuove e più importanti mansioni vengono ricoperte con la riqualificazione degli addetti.
Il fatturato complessivo (i 40 miliardi di lire di alcuni anni fa hanno raggiunto quota 160 nel 1993, in un momento di crisi per il settore -a testimoniare una penetrazione importante nei mercati esteri), mantiene oggi numeri altrettanto elevati anche con l’Euro (siamo vicini ai 200 milioni, molti vanno all’estero).
Queste ultime cose dette hanno in sé il significato di un forte cambiamento se lo si rapporta alla figura dell’imprenditore che emerge proprio nel momento di maggiori prove.
E’ un imprenditore che cammina a testa alta, che finalmente tiene conto della complessità delle cose, che non è solo dedito alla produzione, sa valutare i mercati, ad essi sa rivolgersi e soprattutto, nella parte emergente e più significativa, ha in mano le leve della finanza, del mercato, dell’immagine aziendale, della progettazione, dei servizi e di quant’altro gli occorre per farsi strada.
Si sono delineate aziende che dialogano con i mercati e vi penetrano, producono e commerciano con la Germania, l’Olanda, la Danimarca, la Spagna, il Portogallo, la Svezia, gli U.S.A e il Giappone in forme diversificate ed intelligenti, come stanno a dimostrare i loro fatturati che almeno in tre o quattro casi sono fortemente aumentati.
Campeggiano la Blue Line, la Incom, la Ideal Blue, l’Italian Fashion, ma anche il Quadrifoglio ed altri minori, ma sempre con considerevoli fatturati, tutti idonei a spiegare i cambiamenti avvenuti.
IL CAMBIAMENTO
Anni fa tutte le aziende erano façoniste. (lavoravano per grandi marchi e committenze esterne), ora alcune aziende, Incom, Blue Line, Ideal Blue, Quadrifoglio e altri hanno intrapreso la strada del marchio proprio.
Ciò ha comportato il salto di fatturato ed anche una più complessa organizzazione che include manodopera più qualificata con la costituzione di uffici e con la introduzione dei servizi, via via sempre più complessi, che si occupano di progettazione – modellistica – taglio – commercializzazione – interpretariato - marketing e logistica.
Parte della produzione è finita altrove (era in Urbania che si produceva a basso costo, ora sono le aziende di Urbania che vanno a produrre in paesi esteri), e la diminuzione della manodopera è stata compensata dai servizi, attività che, se da un lato ha comportato un assottigliamento della base produttiva, dall’altro ha portato alla riqualificazione del personale e a nuove assunzioni per lo svolgimento delle attività prima non necessarie.
E’, tra l’altro, prevedibile un ulteriore sviluppo nell’ambito dei servizi che dovranno estendersi con una azione progressiva rivolta ai mercati esteri per battere la concorrenza.
Le principali aziende dell’Alto Metauro sono ora completamente informatizzate con procedure interne in EDP: contabili, finanziarie e per la produzione e già sono sul punto di alleggerire e snellire le procedure per gli ordini.
Gradualmente hanno introdotto il C.I.M. (Computer Integrated Manufacturing) per il quale le varie funzioni vengono assistite ed armonizzate. Non manca poi chi, a latere della azienda, partecipa a società di servizi gestite in forma autonoma con funzioni di orientamento, di indirizzo oltre che di miglioramento e di adeguamento continui.
A buon diritto quindi tali aziende godono di un rapporto di prestigio da parte della committenza.
RAPPORTO QUALITA’/PREZZO
La produzione del jeans in Italia era tale che difficilmente era pensabile un così evidente rilancio. Si tratta di un prodotto di massa, sia pure molto particolare, che ormai si fa ovunque, specie dove il costo del lavoro è molto basso.
In zona la sua produzione non avrebbe più trovato la giustificazione di un tempo.
Così non è stato.
Il merito degli imprenditori è quello di aver conservato un rapporto qualità/prezzo del tutto accettabile, aumentando le qualità e contenendo il prezzo.
Il miglioramento della qualità si lega ai servizi sempre più estesi e via via più efficienti.
La tecnologia avanzata, la risposta pronta, la capacità di rapido adeguamento, la perfezione del prodotto, ma anche i servizi di altra natura come ad esempio il lavaggio-finissaggio operati presso la Leontex (azienda di sicuro livello europeo), hanno fatto sì che qui pervenisse una nuova domanda in sostituzione dei vecchi committenti.
Il controllo della produzione, i risparmi nei costi, il decentramento hanno inciso sul prezzo in maniera migliorativa. In taluni casi anche la introduzione del part-time ha avuto ricadute positive, come una maggiore produttività ed un migliore gradimento da parte degli operatori.
IL MARCHIO PROPRIO
Il know-how accumulato, l’esperienza stratificatasi nel tempo, l’oculata gestione, il reimpiego di capitali, la variabilità e la varianza dei capi, le diverse vestibilità e la personalizzazione degli stessi hanno innalzato la quota dei valori immateriali delle aziende.
Il notevole apporto culturale delle committenze, la rete commerciale sviluppatasi, che ha garantito la presenza nei luoghi di mercato, hanno assicurato un flusso informativo sull’attese e sull’esigenze dei consumatori. Tutto ciò ha reso l’imprenditore consapevole di poter imboccare la strada dei marchi, come elaborazione autonoma e /o come acquisizione.
Così è stato per la Incom, la Ideal Blue, la Blue Line, il Quadrifoglio ed altri.
La Incom ha acquisito il marchio Durango, l’Ideal Blue, oltre i marchi Jackeroo e Forrestal sta mettendo in campo i Reeves ed ha acquisito la licenza d’uso dalla Naj-Oleari, la Blue Line ha avuto il Blueform, il Quadrifoglio il Nam-Nam. Altre aziende in tono minore stanno esplorando lo stesso percorso. Negli ultimi anni sono arrivati nuovi marchi ed anche acquisizioni prestigiose (ad esempio Fiorucci, Jekerson e Parasuco per Blue Line, altri)
La rete commerciale e distributiva che queste aziende hanno costruito in Italia e soprattutto all’estero, nei Paesi CEE, ma anche negli U.S.A., in Giappone e in Russia, oltre ad assicurare il flusso informativo di cui abbiamo parlato, ha consentito l’elevazione culturale della locale imprenditoria.
CONCLUSIONE
Sarà sempre più agguerrita la concorrenza dei Paesi ad emergente industrializzazione perché anche loro progrediranno, ma si ha la consapevolezza che in Urbania è possibile competere con buone prospettive per l’avvenire perché “il tempo dentro le cose ” e l’esperienza stratificata alimentano nuove idee e suggeriscono strategie e scelte sempre più adeguate.


